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Brevetto: un "intangible" che traina profitti

Il dato è formidabile e deve obbligatoriamente far riflettere: oggi il valore di moltissime aziende italiane (PMI) è costituito al 90% dai c.d. beni intangibili (dall'inglese intagibles assets) costituiti in maggior parte da diritti di proprietà industriale.

Primo fra tutti è, senza dubbio, il brevetto. Con la protezione brevettuale è possibile impedire ad altri di tutelare invenzioni identiche o molto simili ed evitare anche di violare i diritti d'uso (commercializzazione e produzione).

Possedere un brevetto "forte", tutelato, può ottenere un grandissimo successo nei confronti dei partner commerciali. Investitori, azionisti e clienti avranno così la dimostrazione dell'alto livello di qualità, specializzazione e capacità tecnologica ch l'azienda può riversare sul mercato, elevando a dismisura la sua immagine positiva.

Il brevetto non è solo un diritto esclusivo, ma può diventare il primo elemento di business di un'azienda di successo: profitti e supplementi derivanti dalla concessione di licenze d'uso o assegnazioni del brevetto.

Ma una società che tutela (e investe) nel proprio brevetto potrà anche accedere a tecnologie nuove mediante l'incrocio brevettuale: qualora un'impresa fosse interessata a una tecnologia di proprietà di altra società, potrà utilizzare i propri brevetti al fine di negoziare un accordo in base al quale le due imprese potranno utilizzare i rispettivi brevetti.

Brevettualità fa anche rima con internazionalizzazione.

Una società che tuteli le proprie invenzioni, che si presenti nel mercato globale con alcune invenzioni brevettate uniche, è davvero molto appetibile nei mercati esteri.

In Italia il brevetto è anche oggetto di Bandistica nazionale: il Bando Brevetti+ incentiva tutte le opere in corso di brevettazione.

Lo Studio segue, anche avvalendosi di consulenti esterni (ingegneri) tutta la fase brevettuale che, dal 18 maggio 2015 è diventata totalmente telematizzata dal sito Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.